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In questa sezione pubblichiamo degli approfondimenti su argomenti intorno ai quali la letteratura di riferimento è talvolta incompleta se non assente.
Lo scopo è quello di condividere la nostra posizione con coloro che sono coinvolti a vario titolo sui medesimi fronti.

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Il metodo WBGT per la valutazione dello stress termico da caldo: ratio e corretto uso

Il metodo WBGT per la valutazione dello stress termico da caldo: ratio e corretto uso

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In questo articolo desideriamo brevemente raccontare com'è nato e per quali scopi è stato pensato, l’indice di valutazione per lo stress termico da caldo denominato WBGT. Il rischio stress termico da caldo si può concretizzare per quei lavoratori che operano in un microclima severo (caldo). La valutazione del rischio microclima, in questi casi, ha lo scopo di scongiurare che l’ambiente termico di ciascun lavoratore possa essere tale da costituire un serio pregiudizio per la sua salute. In generale, con riferimento al rischio microclima, si distinguono le valutazioni di comfort termico da quelle di stress termico. Le prime sono indirizzate ad accertare se i requisiti di comfort di un ambiente di lavoro indoor sono soddisfatti, mentre la valutazione del rischio stress termico ha lo scopo di scongiurare l’insorgere di effetti aversi…
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Gli effetti dell’abbigliamento protettivo (dpi) sullo stress termico

Gli effetti dell’abbigliamento protettivo (dpi) sullo stress termico

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Anche se i DPI dovrebbero essere considerati l’ultima risorsa nell'attuazione delle misure di riduzione dei rischi, sono spesso utilizzati come prima in quanto risultano più economici rispetto all'introduzione di misure tecniche da attuarsi sulla sorgente e/o sull'ambiente di lavoro. Ciò è dovuto anche al fatto che si tende a considerare che le prestazioni dei lavoratori siano poco influenzate da un ambiente di lavoro sfavorevole. Tuttavia l’abbigliamento protettivo ha evidentemente un impatto diretto sulla capacità del corpo di disperdere calore. Innanzitutto inibisce l'evaporazione dalla pelle, a causa di un microclima umido che si crea tra pelle ed abbigliamento, diminuendo così l'effetto di raffreddamento di questo meccanismo. Inoltre incide sulla capacità del sistema di termoregolazione di trasferire calore dal nucleo corporeo alla cute; questo trasferimento, attuato dalla circolazione sanguigna, è infatti influenzato…
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due parole su … stress termico

due parole su … stress termico

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Le persone esposte al caldo subiscono uno stress termico che può incidere sulla loro salute, comfort e sulle loro prestazioni. Lo stress termico può inoltre condurre alla morte. Quando il tempo meteorologico diventa molto caldo, specialmente se inusitatamente caldo, il numero di decessi può crescere in modo considerevole, soprattutto tra i soggetti più vulnerabili. Si può dire che nel contesto occupazionale l’esposizione al calore sia molto meglio governata che in quello del pubblico generico. A titolo di esempio, si consideri che nell'estate 2003 l'Europa fu colpita da una massiccia ondata di caldo, fenomeno che fu eccezionale sia per la durata che per l'intensità e nella sola città di Parigi morirono 14 000 persone a causa di questo (in Italia i morti arrivarono complessivamente a circa 18 000). Un altro contesto…
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Esposizione a campi elettromagnetici in ambito RMN

Esposizione a campi elettromagnetici in ambito RMN

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7 marzo 2018 Premessa I dispositivi per RMN producono tre diverse tipologie di campo elettromagnetico: un campo magnetostatico (CMS) molto intenso un campo elettromagnetico a radiofrequenza (CRF) attivato ad impulsi; un campo magnetico di gradiente (CMG) a frequenza intermedia. Nella maggior parte delle situazioni il personale sanitario è esposto solo al CMS e alle conseguenze dei movimenti in esso. Il personale, infatti, lascia il locale che ospita il dispositivo durante l’esecuzione degli esami, quando vengono attivati il CMG e il CRF. Vi sono però alcune eccezioni, come la risonanza magnetica interventistica (ossia l’esecuzione di interventi chirurgici sotto continuo monitoraggio RM) oppure il caso di esami su soggetti sedati, per i quali può essere necessaria la presenza di un anestesista accanto al paziente. Il campo elettromagnetico a radiofrequenza è comunque poco…
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Monitoraggio ambientale di diossine e furani

Monitoraggio ambientale di diossine e furani

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17 gennaio 2017 Premessa Con il termine generico di “diossine” si indica un gruppo di 210 composti chimici aromatici policlorurati, ossia formati da carbonio, idrogeno, ossigeno e cloro, divisi in due famiglie: dibenzo-p-diossine (PCDD o propriamente “diossine”) e dibenzo-p-furani (PCDF o “furani”). Si tratta di idrocarburi aromatici clorurati, per lo più di origine antropica, particolarmente stabili e persistenti nell’ambiente, tossici per l’uomo, gli animali e l’ambiente stesso; le diossine e i furani costituiscono infatti due delle dodici classi di inquinanti organici persistenti riconosciute a livello internazionale dall’UNEP (United Nations Environment Programme). Esistono in totale 75 congeneri (specie) di diossine e 135 di furani: di questi però solo 17, 7 PCDD e 10 PCDF rispettivamente, destano particolare preoccupazione dal punto di vista tossicologico. I 17 congeneri che hanno un interesse tossicologico…
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